Shorts e articoli idioti

E’ più o meno tutta la mattina che leggo articoli e controarticoli su una questione che ha dell’allucinante. La questione è squisitamente femminile, quindi non sono proprio riuscita a esimermi dal dire la mia, in qunato donna, in quanto pagana e in quanto semi-filo-femminista (più o meno).

Tutto è nato da questo articolo qui. Dove il tal signor Cubeddu si mette a sparlare a vanvera di quattordicenni in shorts e durelli inapproppriati. E come è d’uopo, mi viene a dire, ma così, senza moralismi, eh! Sia mai, che se esistono cose come femminicidi e violenza sulle donne, è perchè, in fondo in fondo, le donne provocano.

Perchè sì, le donne lo sanno benissimo che l’unico modo per evitare di essere maltrattate, violentate e malmenate è entrare in convento, e se non lo fanno allora vuol dire che, proprio, se le vanno a cercare! E allora giù con rimproveri alla vittima, è colpa tua che te ne vai in giro in shorts a 14 anni se quel maledetto maniaco ti ha stuprata! Dovevi metterti il burqa!

Allora. A me sti discorsi fanno girare le palle. E mi fanno girare le palle anche le risposte delle donne che dicono “hanno il diritto di vestirsi come vogliono, siete voi uomini che siete dei porci se pensate che vogliono provocarvi”.

Sarò sincera: a me gli shorts non piacciono. Sì, penso che siano veramente delle cose oscene, una sorta di offesa al mio buon gusto, un po’ come i leggins senza niente a coprire il culo (ricordatevi, fanciulle, che i leggins non sono pantaloni). E sì, in un certo senso li trovo un po’, passatemi il termine, da “troie”.

Però. E qui ci ho pensato a lungo. Se una donna si veste da “troia”, le opzioni sono due: lo fa inconsapevolmente, e si veste in quel modo solo perchè lo trova comodo e piacevole; oppure lo fa apposta, proprio perchè sa che in quel modo metterà in risalto le proprie qualità (generalmente chi si mette gli shorts è perchè se li può permettere a livello di sedere e di gambe) e spera di attirare gli sguardi degli uomini (o delle donne, perchè no).

In entrambi i casi, la cosa provoca degli scompensi ormonali nei confronti degli interessati (uomini e donne, intendo). E ci mancherebbe, siamo esseri umani sensibili e pieni di ormoni, è normale rimanere colpiti da qualcosa che ci piace.

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Però. Il fatto che una ragazza si vesta in un certo modo perchè vuole provocare queste reazioni (il che non è sempre vero), giustifica un atto di violenza?

No. Col cazzo.

Perchè se anche una ragazza si mette con il culo di fuori, non è che il pirla di turno può arrivare e dire “Tu vuoi fare sesso, io dare te botta in testa e portarti in mia caverna”. La provocazione sessuale è un messaggio. Un messaggio legittimo. Il messaggio di qualcuno che, effettivamente, vuole arrivare a un certo risultato: in questo caso il sesso. Il sesso con qualcuno che CI PIACE.

E’ questa la discriminante: che ci piace. Che ci ispira, ci fa tenerezza, ci sta simpatico, tutto quello che volete che può spingere una donna a dire “Sì”. E di motivi ce ne possono essere tanti. Ma che ci fa dire SI.

E’ questo il fatto, quello che nessuno sembra capire quando si tratta di questi argomenti, nonostante sia banale. Lo stupro è NON ME NE FREGA UN CAZZO. Non mi interessa se non mi vuoi, o meglio ancora, non è possibile che non mi vuoi, perchè se ti sei vestita in questo modo non puoi non volermi, vuol dire che ti va bene chiunque.

Allora, uomini, lasciate che ve lo dica con parole semplici: STOCAZZO. Ok, è chiaro? E’ chiaro che siamo persone dotate di libero arbitrio e se volete fare sesso con noi ce lo dovete CHIEDERE? Come si dice quando si flirta con una donna che vi piace? Si dice PROVARCI. E provare non è garanzia di riuscita.

Che certi modi di vestire siano un’offesa al buon gusto è un fatto. E’ anche un fatto che ognuno ha il diritto di vestirsi come cazzo gli pare, senza per questo essere portata a botte in un vicolo buio e violentata a morte.

Non entro nel merito del fatto che sono ragazzine di 14 anni ad aver causato tutta questa polemica. Questa è un’altra questione, che meriterebbe un altro articolo tutto per sè. Resta il fatto che quello che ho detto prima vale anche per loro: hanno tutto il diritto di vestirsi come cazzo gli pare. Per provocare, per stare fresche d’estate, per muoversi meglio e stare comode, perchè “tutte le mie amiche li indossano”, perchè “li metto fin da bambina e non ho capito cosa c’è di male”. Punto.

Non commento neanche il resto dell’articolo perchè è una vera e propria sequela di minchiate e starei qui fino a Natale. E francamente non ho tutto questo tempo da perdere.

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Witchy Books Challenge – Il Risveglio della Dea

Il potere sciamanico della donne. La via femminile alla guarigione.

Titolo: Il Risveglio della Dea
Autore: Vicki Noble
Prezzo: 10 euro
Data di pubblicazione: luglio 1998
Pagine: 281
Editore: Tea Edizioni

Ho trovato questo libro sinceramente bello. (E’ diventata un po’ una costante in tutte le mie recensioni…sto diventando monotona). In ogni caso è un libro che mi ha ispirata molto: ha un’atmosfera che ti tiene incollata e ti travolge. E’ uno di quei libri che ti rimane dentro anche molto tempo dopo che l’hai letto, io mi ritrovo ancora adesso, a distanza di giorni, ad accarezzarne la copertina come si farebbe a un amante (sì, è imbarazzante).

Il libro tratta soprattutto di sciamanesimo e femminilità, e della stretta connessione tra i due. E’ ricco di spunti di riflessione e di lavoro (nonostante non sia un libro di esercizi, anzi), e i temi trattati sono sicuramente affascinanti. Molti non apprezzano questo libro perchè ritenuto troppo femminista: è vero, l’autrice (che è una femminista dichiarata) parla molto poco dell’universo maschile in questi ambiti, concentrandosi moltissimo su quello femminile. A me questo dettaglio non ha infastidito particolarmente, è normale che in un mondo come il nostro una donna che cerchi di affermare la propria visione della femminilità deve andarci giù pesante. Come dico sempre io, prendi la carne e scarta l’osso: il libro è bellissimo e rovinarsi la lettura per un semplice dettaglio mi sembra oltremodo stupido. Decisamente consigliato.