Witchy Books Challenge – Sciamanesimo

 

Antichi stregoni o moderni sapienti?

Titolo: Sciamanesimo
Autore: Franca Silvani
Prezzo: 5,16 euro (ma si trova anche a 2 euro)
Data di pubblicazione: 1998
Pagine: 119
Editore: Gruppo Futura

Questo è un libricino proprio piccolo piccolo, ma dentro c’è un po’ di tutto. Si parla diffusamente di un argomento che di per sè è veramente complesso e su cui si sono scritti pagine e volumi interi, quindi di per sè non è un libro particolarmente esaustivo, però cerca di mettere in chiaro almeno le basi. E’ bello il fatto che sia scritto con un linguaggio chiaro e semplice, senza troppi fronzoli, e che cerchi di dare almeno un punto di partenza (una base appunto) per ulteriori ricerche in merito. Non è un libro che consiglio vivamente a una persona che già si intenda di sciamanesimo, però è possibile che ci trovi qualche piccolo spunto, in quanto cerca di fare una panoramica generale (molto scarna, in realtà) di diverse tradizioni sciamaniche nei diversi continenti. E’ un piccolo tascabile che può essere utile per ricordarsi cose o cercare spunti, inoltre ha una bella bibliografia (forse un po’ datata, considerato che il prezzo del libro è ancora in lire) che può essere di aiuto, specialmente a un neofita. E’ in particolare a chi (come me del resto) ha poca familiarità con lo sciamanesimo che consiglio questo libricino, perchè come ho già spiegato è un po’ un riassunto che può aiutare a orientarsi nella conoscenza di questa forma spirituale.

44 days of Witchery: Day 44 – Witch’s choice!

44 – La scelta da strega!

 La mia scelta da strega non si è ancora davvero verificata. Non so bene come spiegare, ma finora il mio percorso si è svolto in maniera molto naturale e istintiva, non mi sono mai messa consciamente di fronte a un bivio e lì ho detto “Ok, io scelgo questo”. Penso che invece tutto mi stia conducendo a un determinato bivio, che ancora non riesco bene a vedere ma sento che prima o poi ci sarà.

Tell The Owl – Argomento ⑫: Oltre la vita

Ultimo gufo. Peccato, mi stavo divertendo assai.

L’argomento di oggi è un argomento molto allegro, di quelli di cui si finisce a discutere spesso in un bar in riva al mare con un cocktail in mano e un gruppo musicale armato di ukulele in sottofondo: la morte.

Specifico intanto che mentre sto scrivendo questo articolo ho una gradevole sinfonia di esplosioni e morti ammazzati che arriva dalla tele: ringraziamo mia sorella, anima bella che se la sta scialando giocando al reboot di Tomb Raider. Mi sembra una colonna sonora appropriata per questa discussione (tra parentesi, Lara ha appena recuperato il lanciagranate. Adoro il lanciagranate).

Tornando in tema, la morte, ma soprattutto la vita oltre la morte. E’ un argomento molto complesso. Come molti tra di noi, sono abbastanza convinta sulla veridicità della teoria della reincarnazione: non riesco proprio a pensare che viviamo una vita sola. Ogni vita è un’anima, considerato il numero di esseri umani che sono passati per questa terra dovrebbero esserci fantastiliardi di anime: sovrappopolazione in paradiso? Ma non prendetemi in giro. Non riesco proprio a concepirla. A parte questa considerazione, ci sono altre cose che mi fanno pensare alle veridicità della reincarnazione: il processo naturale, ciclico, di vita e morte e vita.

In realtà la reincarnazione per me è sempre stata una considerazione naturale: non mi è mai passato per l’anticamera del cervello che potessimo vivere una sola vita, neanche da piccola. E’ una considerazione molto istintiva a dire il vero, più che figlia di una riflessione vera e propria.

C’è anche la questione del rapporto vivi/spiriti: se è vero che gli spiriti dei morti rimangono in qualche modo sulla terra e possiamo contattarli, che fine fa la teoria della reincarnazione? Io la penso un po’ come gli antichi in realtà, ringraziando Ennio che ne ha accennato: dopo la morte, l’anima continua il suo ciclo di reincarnazione/discesa verso gli inferi/quello che è, ma una parte, un’impronta di quell’anima rimane sulla terra, come una sorta di collegamento, a compiere quelle azioni che possono essere da guida a chi è rimasto indietro (una mia personale interpretazione: in realtà Ennio parlava semplicemente dell’ombra di Omero che gli veniva in sogno e gli diceva che lui era se stesso reincarnato…modesto). In ogni caso questa questione è stata spunto di riflessione.

Ho notato che molti credono che ci sia un punto di transizione tra una vita e l’altra, come se l’anima si fermasse, tirasse le fila, e poi ripartisse. Credo che la questione andrebbe approfondita: personalmente sono anch’io convinta che esista un luogo da cui le anime dipartono, e a cui ritornano alla fine di una vita. Di che tipo di luogo si tratti io non ne ho la più pallida idea, ma credo, anche se forse mi sbaglio, che non sia così lineare come potrebbe sembrare.

Mi spiego un secondo: per me l’anima, nel suo processo di reincarnazione vita dopo vita, si ferma in un luogo che io personalmente considero come completamente fuori dal tempo, e da cui poi riparta, ma non in una progressione lineare. Penso piuttosto che il ciclo di reincarnazione balzi avanti e indietro nel tempo, così che io nella mia prossima vita potrei essere un antico romano, e in quella dopo vivere nello spazio, e in quella dopo ancora essere un pirata dei Caraibi. Le anime si formano secondo un percorso diverso per ciascuna, a seconda delle lezioni che bisogna apprendere. E siccome nascono saggi in tutte le epoche, fin dall’antichità, faccio fatica a credere che i primi saggi fossero alla propria prima vita. E parlo anche di quelli che non conosciamo. Ecco perchè possiamo avere visioni del futuro: e se in realtà fossero ricordi del passato? E viceversa? *DADAN!* Insomma, è una teoria che assomiglia più a una puntata del Doctor Who, ma a me piace pensarla così, non riesco a concepire la vita oltre la morte come “lineare”. Non mi sembra logico. Ovviamente sono pronta a essere smentita.

Come al solito ho straparlato e non ho fatto un discorso vero e proprio e ho dimostrato di guardare troppa fantascienza. Mi mancherà il gufo, mi mancheranno queste riflessioni e queste sorta di discussioni con voi e con me stessa. Spero che venga a farsi un altro giro da queste parti. Nel frattempo saluto e ringrazio la nostra Skayler che ha avuto questa brillante idea e l’ha portata avanti per tutto questo tempo. E mi scuso se ci ho messo un’epopea per completarlo. Arrivederci caro gufetto!

Shorts e articoli idioti

E’ più o meno tutta la mattina che leggo articoli e controarticoli su una questione che ha dell’allucinante. La questione è squisitamente femminile, quindi non sono proprio riuscita a esimermi dal dire la mia, in qunato donna, in quanto pagana e in quanto semi-filo-femminista (più o meno).

Tutto è nato da questo articolo qui. Dove il tal signor Cubeddu si mette a sparlare a vanvera di quattordicenni in shorts e durelli inapproppriati. E come è d’uopo, mi viene a dire, ma così, senza moralismi, eh! Sia mai, che se esistono cose come femminicidi e violenza sulle donne, è perchè, in fondo in fondo, le donne provocano.

Perchè sì, le donne lo sanno benissimo che l’unico modo per evitare di essere maltrattate, violentate e malmenate è entrare in convento, e se non lo fanno allora vuol dire che, proprio, se le vanno a cercare! E allora giù con rimproveri alla vittima, è colpa tua che te ne vai in giro in shorts a 14 anni se quel maledetto maniaco ti ha stuprata! Dovevi metterti il burqa!

Allora. A me sti discorsi fanno girare le palle. E mi fanno girare le palle anche le risposte delle donne che dicono “hanno il diritto di vestirsi come vogliono, siete voi uomini che siete dei porci se pensate che vogliono provocarvi”.

Sarò sincera: a me gli shorts non piacciono. Sì, penso che siano veramente delle cose oscene, una sorta di offesa al mio buon gusto, un po’ come i leggins senza niente a coprire il culo (ricordatevi, fanciulle, che i leggins non sono pantaloni). E sì, in un certo senso li trovo un po’, passatemi il termine, da “troie”.

Però. E qui ci ho pensato a lungo. Se una donna si veste da “troia”, le opzioni sono due: lo fa inconsapevolmente, e si veste in quel modo solo perchè lo trova comodo e piacevole; oppure lo fa apposta, proprio perchè sa che in quel modo metterà in risalto le proprie qualità (generalmente chi si mette gli shorts è perchè se li può permettere a livello di sedere e di gambe) e spera di attirare gli sguardi degli uomini (o delle donne, perchè no).

In entrambi i casi, la cosa provoca degli scompensi ormonali nei confronti degli interessati (uomini e donne, intendo). E ci mancherebbe, siamo esseri umani sensibili e pieni di ormoni, è normale rimanere colpiti da qualcosa che ci piace.

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Però. Il fatto che una ragazza si vesta in un certo modo perchè vuole provocare queste reazioni (il che non è sempre vero), giustifica un atto di violenza?

No. Col cazzo.

Perchè se anche una ragazza si mette con il culo di fuori, non è che il pirla di turno può arrivare e dire “Tu vuoi fare sesso, io dare te botta in testa e portarti in mia caverna”. La provocazione sessuale è un messaggio. Un messaggio legittimo. Il messaggio di qualcuno che, effettivamente, vuole arrivare a un certo risultato: in questo caso il sesso. Il sesso con qualcuno che CI PIACE.

E’ questa la discriminante: che ci piace. Che ci ispira, ci fa tenerezza, ci sta simpatico, tutto quello che volete che può spingere una donna a dire “Sì”. E di motivi ce ne possono essere tanti. Ma che ci fa dire SI.

E’ questo il fatto, quello che nessuno sembra capire quando si tratta di questi argomenti, nonostante sia banale. Lo stupro è NON ME NE FREGA UN CAZZO. Non mi interessa se non mi vuoi, o meglio ancora, non è possibile che non mi vuoi, perchè se ti sei vestita in questo modo non puoi non volermi, vuol dire che ti va bene chiunque.

Allora, uomini, lasciate che ve lo dica con parole semplici: STOCAZZO. Ok, è chiaro? E’ chiaro che siamo persone dotate di libero arbitrio e se volete fare sesso con noi ce lo dovete CHIEDERE? Come si dice quando si flirta con una donna che vi piace? Si dice PROVARCI. E provare non è garanzia di riuscita.

Che certi modi di vestire siano un’offesa al buon gusto è un fatto. E’ anche un fatto che ognuno ha il diritto di vestirsi come cazzo gli pare, senza per questo essere portata a botte in un vicolo buio e violentata a morte.

Non entro nel merito del fatto che sono ragazzine di 14 anni ad aver causato tutta questa polemica. Questa è un’altra questione, che meriterebbe un altro articolo tutto per sè. Resta il fatto che quello che ho detto prima vale anche per loro: hanno tutto il diritto di vestirsi come cazzo gli pare. Per provocare, per stare fresche d’estate, per muoversi meglio e stare comode, perchè “tutte le mie amiche li indossano”, perchè “li metto fin da bambina e non ho capito cosa c’è di male”. Punto.

Non commento neanche il resto dell’articolo perchè è una vera e propria sequela di minchiate e starei qui fino a Natale. E francamente non ho tutto questo tempo da perdere.

44 days of Witchery: Day 43 – A magical recipe

43 – Una ricetta magica

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Questa piccolo accorgimento mi è stato suggerito da una mia cara amica. Non è magica nel senso stretto del termine, ma per me è un vero toccasana:

Occorrente:

Caffè
Zucchero (possibilmente di canna)
Cacao
Cannella in polvere

Preparate il caffè (con la moka intendo). Prendete una tazzina e mettete lo zucchero, un cucchiaino di cacao e una spruzzata di cannella (vedete voi le dosi). Versate il caffè nella tazzina, mescolate per bene e poi godetevelo! Vi darà una carica di energia incredibile (meglio degli energy drink, direi, no?).