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Tutti gli articoli per il mese di settembre 2012

Gli Aforismi delle Banane

Pubblicato settembre 26, 2012 da rollystardust

Gli Aforismi delle Banane (made in Rolly):


1) Una banana è per sempre.
2) Toglietemi tutto, ma non la banana.
3) La banana è il miglior amico dell’uomo.
4) So resistere a tutto, tranne alle banane.
5) Non di sola banana vive l’uomo.
6) Salva la banana, salva il mondo.
7) Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir banane e conoscenza.
8) Banan, ch’a nullo bananato bananar perdona.
9) Chi trova una banana, trova un tesoro.
10) Chi va con la banana, impara a bananare.
11) C’è chi ha il pane e non ha la banana.
12) Tanto va la gatta al lardo, che ci lascia la banana.
13) Arrivederci, stammi bene, se vuoi banane mandale.
14) Campa cavallo, che la banana cresce.
15) Chi semina vento raccoglie banane.
16) Ognuno per sé e banane per tutti.
17) Tenere il piede in due banane.
18) Una banana tira l’altra.

MWL 5#: Alfabeto di strega: C come Crocicchio

Pubblicato settembre 18, 2012 da rollystardust

C come Crocicchio

Si definisce crocicchio il punto in cui più strade si incrociano tra loro, generalmente quattro, che vanno a formare una croce (da cui il nome). Nel caso le strade siano tre, viene definito come Trivio.

Il crocicchio è, in magia, un luogo di potere immenso. L’incrocio tra strade diverse viene visto come una metafora dell’incrocio tra mondi diversi, come per esempio il nostro mondo e quello dello spirito. I crocicchi rappresentano anche la scelta, la libertà assoluta di prendere una strada piuttosto che un’altra. Per certi versi, rappresentano la libertà assoluta.

Si narrano molte storie a proposito di questi luoghi. In passato, Greci e Romani ponevano statuine di Hermes/Mercurio (a seconda) negli incroci, in quanto il Dio era considerato naturale protettore delle strade e dei viaggiatori che vi transitavano. A roma venivano poste anche statue dei Lares Compitales (Lari degli incroci).

Inoltre, i crocicchi (e i trivi in particolar modo) erano posti sotto la protezione della Dea Ecate, tra i cui nomi troviamo appunto Trivia, per la sua natura Triplice. Essendo una divinità psicopompa, esattamente come Hermes, quindi una divinità dedita al passaggio da una dimensione all’altra, è naturale che a essa siano stati dedicati luoghi carichi di un tale potere.

Simili attributi vengono riconosciuti anche a una divinità Yoruba, Eshu Elegba (o Legba), considerato l’intermediario tra il mondo dei Loa e quello degli uomini, e come tale l’unico a parlare entrambe le lingue.

Con l’avvento del cristianesimo, i crocicchi si sono ritrovati a subire una vera e propria opera di demonizzazione, proprio per il significato prettamente pagano. In essi venivano seppelliti i suicidi e le streghe, e probabilmente anche i vampiri (secondo il folclore).

Sono numerosissime le leggende di patti con il diavolo proprio in questi luoghi, dove si diceva che le streghe venissero a incontrare il loro oscuro signore. Tanto per fare un esempio, la leggenda vuole che il musicista blues Robert Johnson si sia recato a un crocicchio sul Mississipi e abbia venduto la sua anima al Diavolo per poter diventare un famoso musicista. Si dice anche, che per poter fare questo patto, bisogna mettere in un cofanetto una ciocca di capelli e un po’ del proprio sangue, per poi seppellire il tutto al centro di un crocicchio e aspettare che il diavolo faccia la sua comparsa (secondo me, è più facile che compaiano i fratelli Winchester).

Se ci facciamo caso, a tutt’oggi è facile trovare statue della Madonna o altri simboli cristiani agli incroci delle strade, come le edicole sacre in città, poste proprio a protezione di questi luoghi dalle forze demoniache.

Un posto particolare, qui in Italia, è rappresentato dal crocicchio di Settefonti, in Romagna, in cui, oltre a essere ritenuto particolarmente potente (essendo l’incrocio di sette strade), si dice che nella notte di San Giovanni delle streghe scendano dal cielo per passare nel crocicchio in sella a pecore nere.

Tell The Owl – Argomento ②: Antenati

Pubblicato settembre 11, 2012 da rollystardust

Se si tratta di antenati e culto dei morti, personalmente sono molto impreparata.

Sono sempre stata dell’idea che i morti andassero lasciati in pace (Parce sepulto dicevano gli antichi, anche se in un altro senso), e quindi non ho ancora avviato una pratica vera e propria con loro, e non so neanche se lo voglio fare a essere sincera: il mio problema è che ho una paura folle dei fantasmi, e quindi prima di fare qualsiasi cosa che riguardi il mondo degli spiriti voglio informarmi per essere sicura di non fare stupidaggini (anche se dubito che un semplice culto dei morti possa attirare spiriti maligni, ma se sono sicura sono anche più tranquilla, quindi male non fa).

I miei nonni sono vivi tutti e quattro, e quindi ho modo di conoscerli e parlarci, soprattutto i miei nonni materni, che vivono proprio sopra di me. Per quanto riguarda i nonni paterni, vivono in Veneto e li andiamo a trovare almeno una volta l’anno, quindi non li vedo spesso.

Ho anche avuto la fortuna di conoscere la mia bisnonna, la madre della mia nonna materna, una matriarca di quelle di una volta, tanto che le sue figlie le davano del lei. Era una gran donna, è morta qualche anno fa alla veneranda età di 98 anni.

In quanto ai bisnonni, so poco, in particolare del marito della nonna di cui sopra, me lo ricordo vagamente perchè è morto che avevo cinque anni, ma a parte il nome nisba. Delle altre bisnonne pure il nulla, in effetti è brutto ma non ho mai chiesto, così come per il bisnonno paterno (tutti e due).

Del padre del mio nonno materno ho saputo qualcosa di più, ed era un personaggio nel vero senso della parola: a quanto pare era soprannominato “Il Conte” perchè vestiva sempre elegante e se andava in giro con un bastone. Frequentava gente strana, ragazze giovani (no, non le frequentava in quel senso credo) ma era un tipo fantastico: quando stava per morire è scappato dall’ospedale perchè lui lì non ci voleva stare. Tanto per dirne una. Ma ne ha fatte veramente di cotte e di crude.

Anche se non l’ho mai conosciuto (è morto che non avevo neanche un mese), a “pelle” mi sa di simpatico, e per certi versi me lo sento più vicino degli altri, forse perchè in un qualche senso mi somiglia. Almeno credo.

Altri lutti in famiglia ne ho avuti, uno in particolare era uno dei cugini di mia mamma: era un ragazzo simpaticissimo, appassionato di astrologia. Non abbiamo avuto molti contatti, ma a volte mi manca chiacchierare con lui.

Fin adesso l’unica forma di culto dei morti è stata accendere le lanterne a Samhain, per guidare gli spiriti nel loro viaggio verso la Terra d’Estate.

Insomma, c’è ancora molto da lavorare…

(ps: la foto l’ho trovata su internet).

MWL 5#: Alfabeto di strega: B come Baba Jaga

Pubblicato settembre 5, 2012 da rollystardust

B come  Baba Jaga

Baba Yaga, la temibile strega dai denti di ferro, è anche conosciuta come Baba Yaga dalle Gambe Ossute (In russo: Baba Yaga Kostianaya Noga) perché è sottile come uno scheletro, nonostante il suo terribile appetito: in molte leggende chi arriva a casa sua finisce per pranzare con lei (o rubarle il cibo) e scoprire che il suo forno magico contiene ogni ben di Dio. Inoltre esistono altre Baba Yaga, le sue sorelle, che ricorrono meno spesso nelle storie (una di loro è la Baba Yaga Gamba d’oro della leggenda del Campestre Bianco).
Il suo naso è così lungo che sfrega contro il soffitto della sua capanna quando dorme stesa sul forno magico. Viaggia accucciata in un grande mortaio con le sue ginocchia che quasi le toccano il mento e lo incita ad andare più veloce con un pestello. Ogni volta che compare, un vento selvaggio comincia a soffiare, gli alberi cominciano a scricchiolare e le foglie gemono. Stridendo e lamentandosi, una miriade di spiriti la accompagna spesso sul suo cammino.
Quando passa oltre a incitare il suo pestello spazza via tutte le sue tracce con una scopa fatta della betulla d’argento. Può anche volare nel con lo stesso oggetto.
Baba Yaga vive in una capanna in profondità nella foresta. La sua capanna sembra avere una sua personalità e può spostarsi su enormi zampe di pollo (evidentemente la strega non ama restare a lungo nello stesso posto). La capanna mentre si muove gira su sé stessa e si ferma quando arriva un visitatore. Le finestre della capanna sembrano servire da occhi. Mentre piroetta emette terribili grida e si fermerà solo quando sarà pronunciato un incanto segreto o, come nella fiaba di Ivan-Bovino, una filastrocca. Quando si arresta, si volta in modo da porgere la facciata all’ospite, s’abbassa sulle zampe di pollo, aprendo poi la porta.
La capanna a volte (nella famosa fiaba di Vasilissa la Bella per esempio, o in quella di Maria Marina) è circondata da una recinzione fatta di ossa, che contribuisce a tener fuori gli intrusi (come se non bastasse il fatto che la capanna si muove, si avvita su se stessa e grida come una pazza). In cima alla staccionata sono sistemati dei teschi le cui orbite vuote brillano nell’oscurità. Nella fiaba di Maria Marina solo da un osso manca un teschio. Che sia quello che ha dato a Vasilissa nell’altra leggenda?
Quando un ospite entra nella sua capanna Baba Yaga chiede se fugge la sventura o cerca l’avventura, e nella storia di Maria Marina chiede al principe se viene costretto o di sua volontà. Una sola risposta è quella giusta: difatti la vecchia tratta in modo diverso coloro che giungono lì di loro spontanea volontà (come il principe della favola Il re del mare e Vasilissa la saggia) e quelli che invece sono arrivati controvoglia. Per fortuna di chi è mandato controvoglia, Baba Yaga sembra non avere potere sopra i puri di cuore (come Vasilissa la Bella, mandata a chiedere il fuoco alla strega) e quelli di noi che ‘sono benedetti ‘ ovvero protetti dal potere dell’amore, della virtù o dalla benedizione di una madre.
Baba Yaga governa sugli elementi. I suoi servi fedeli sono il Cavaliere Bianco, il Cavaliere Rosso ed il Cavaliere Nero. Quando Vasilissa le chiede chi essi siano, Baba Yaga risponde: la mia alba luminosa, il mio sole e la mia notte scura. Fra i suoi altri servi ci sono tre paia di mani senza corpo e in qualche modo minacciose, che appaiono in aria e eseguono i suoi ordini.
Un altro strano personaggio che ha servito Baba Yaga è lo stregone Koshchey (Scheletro) Senza-Morte, il quale racconta a Maria Marina che ha fatto da pastore per tre giorni alla Baba Yaga curando le sue giovenche che hanno la capacità di fare il giro del mondo in un solo giorno ed evitando che fuggissero. In cambio ne ebbe un puledro velocissimo.
Dalla storia di Vasilissa si presume che Baba Yaga abbia un nemico: qualcuno che per rabbia le ha mescolato i semi di papavero alla terra. Ma non se ne sa altro.
Anche se principalmente è ritratta come una vecchia megera terrificante, Baba Yaga può anche interpretare il ruolo di un aiutante o di una donna saggia.
La Madre Terra, come tutte le forze della natura, benchè spesso selvaggia e pericolosa, può anche essere gentile. Nelle sue apparizioni come strega saggia (come per esempio nella fiaba di Danilo Sfortunato), a volte dà consigli e doni magici agli eroi e ai puri di cuore: in una fiaba dona al principe un cavallo possente ed in generale attende ai lati della strada coloro che sono in difficoltà per consigliarli (quindi se andate in Russia siate gentili con le vecchiette…).
Persino nella storia di Vasilissa la Bella la strega risponde alle domande della ragazza. In questa fiaba però le domande sono viste sotto una luce negativa: la vecchia chiede di fare domande dicendo “Parla, ma non tutte le domande portano buon pro: molto saprai, presto invecchierai” e dopo essere stata di nuovo incitata a chiedere, Vasilissa risponde “Mi basta così. Tu stessa hai detto, nonna, chi molto sa, presto invecchia”. In questo caso, dunque, sembra che si voglia avvisare il lettore del pericolo del conoscere.
L’eroe o l’eroina della storia entrano comunque nel dominio della megera, spesso appunto per cercare la saggezza, la conoscenza e la verità. Il principe della storia Vasilissa la Saggia e il re del mare infatti quando vede la casetta pensa “voglio entrarci” e riceverà dalla Baba Yaga cibo e aiuto nella sua impresa. Ella infatti è onnisciente, vede tutto e rivela tutto a coloro che osano chiedere. E’ anche uno spirito del guardiano delle fontane dell’acqua della vita e della salute e nella fiaba Il campione senza gambe e quello cieco due fratelli arrivano alla sua casa, mangiano il cibo della strega (quel famoso abbondantissimo cibo che è contenuto nel forno magico) che li minaccia, ma loro non hanno paura e sono poi condotti alle fonti.
Difatti anche nelle fiabe in cui la Baba Yaga è una strega cattiva, essa premia chi ha il coraggio di ricercare la conoscenza. Nella fiaba di Maria Marina il principe giunge da lei per avere un cavallo come Scheletro senza Morte ed ella accetta alle stesse condizioni che diede a Scheletro: che lui le tenesse le giovenche per tre giorni. Se no il suo cranio sarebbe finito in cima all’unico osso della palizzata sguarnito. Ovviamente questi patti sono sempre a vantaggio della Baba Yaga: come in tutte le fiabe in cui l’uomo fa un patto con una strega o un folletto, questa forza naturale non sarà comunque benevola nei suoi confronti. Ma l’essere umano può comunque farcela a vincere. E qui si può anche capire perché, nonostante la casa inquietante e i servitori altrettanto terrificanti ci sia qualcuno che si spinge fino a lei.
Baba Yaga rappresenterebbe quindi la Megera, dea di saggezza e morte, la Madre Terra, regina delle forze naturali e del ciclo della vita. Selvaggia e indomabile, è uno spirito della natura che porta la saggezza e la morte dell’ego e, attraverso la morte, la rinascita.

fonte: http://latorredivetro.altervista.org/fiabe/baba.htm

(scusate se vi propongo un articolo già fatto invece di scriverlo io, ma in questo periodo sono davvero con l’acqua alla gola e sono già in ritardo ç_ç)

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